Nel dibattito sull’agrivoltaico e sulle serre fotovoltaiche il tema centrale non è più se investire o meno, ma come farlo in modo profittevole e sostenibile. Dopo anni di incentivi e misure di supporto, il contesto sta cambiando: non basta più inseguire l’occasione del singolo bando. Oggi conta soprattutto costruire progetti solidi, coerenti con i requisiti normativi, sostenibili sul piano agronomico ed efficienti sul piano energetico.
In questo scenario, diventa fondamentale passare da una logica opportunistica a una strategia industriale strutturata.
È qui che si inserisce l’esperienza di Idromeccanica Lucchini, che lavora sulle serre fotovoltaiche fin dal 2008, costruendo una legacy di oltre 15 anni. Un approccio molto chiaro: il profitto non deriva semplicemente dall’installazione dei pannelli, ma dalla combinazione integrata di più leve operative.
Le 4 leve del profitto nelle serre fotovoltaiche
Secondo il modello Lucchini una serra fotovoltaica efficiente genera valore attraverso quattro direttrici principali:
- Autoconsumo energetico
- Energia immessa in rete
- Performance agronomica
- Controllo (digitale e non)
È l’equilibrio tra questi elementi a determinare la reale redditività dell’investimento.
Autoconsumo: il primo vero margine
La prima leva è anche la più concreta: l’energia che non si acquista.
Produrre energia in autonomia significa ridurre direttamente i costi operativi. In termini economici, questo si traduce in un margine immediato e misurabile.
Per massimizzare questo beneficio, è necessario lavorare su tre livelli:
- Generazione efficiente di energia
- Ottimizzazione degli acquisti energetici
- Riduzione degli OPEX: isolamento, coibentazione e climatizzazione avanzata
Una serra progettata correttamente limita al minimo gli scambi energetici con l’esterno, aumentando, di conseguenza, l’efficienza complessiva del sistema.






Energia immessa: valorizzare ogni kWh
La seconda leva riguarda l’energia prodotta in eccesso e immessa in rete. Qui il tema non è solo tecnico, ma anche normativo.
Una corretta valorizzazione dipende dalla capacità di:
- inquadrare il modello incentivante più adatto
- accedere ai meccanismi previsti dal Gestore dei Servizi Energetici
- strutturare l’investimento in modo coerente con i requisiti richiesti
I contributi premiano sempre più progetti virtuosi, coerenti, integrati e sostenibili. Per questo è fondamentale impostare sin dall’inizio un modello energetico chiaro e conforme.
Agronomia: il cuore resta la produzione
Un errore comune è considerare la produzione energetica come prioritaria rispetto a quella agricola. In realtà, il vero equilibrio sta nel mantenere il focus sul core business: coltivare in modo efficiente e di qualità.
Lucchini ha sviluppato negli anni soluzioni capaci di far coesistere le due dimensioni.Un esempio pratico e utile arriva da uno studio pubblicato nel 2025 dall’Università di Lleida, che ha simulato l’integrazione di moduli fotovoltaici semitrasparenti in serre in climi come Barcellona.
• 65% di trasparenza rispetto al 50% delle coperture tradizionali
• maggiore efficienza produttiva
• ampliamento del bouquet di colture coltivabili
Questo dimostra che una progettazione evoluta non penalizza l’agricoltura, ma può addirittura migliorarne le performance.
Controllo digitale: il moltiplicatore di valore
La quarta leva è spesso sottovalutata, ma rappresenta un vero moltiplicatore di profitto: il controllo (digitale e non).
Far dialogare produzione agricola ed energetica è essenziale. Sistemi IT avanzati permettono di:
- ottimizzare i parametri climatici
- gestire in tempo reale i flussi energetici
- migliorare la produttività agricola
- aumentare l’efficienza complessiva dell’impianto
In questo modo si agisce contemporaneamente su due linee di business, ampliando la base di guadagno.
Verso la Transizione 5.0
La nuova “Transizione 5.0” ha chiarito una direzione ormai precisa: oggi non basta installare un impianto, bisogna dimostrare che l’investimento produce un miglioramento energetico reale e misurabile. Il Piano ha premiato i progetti capaci di ridurre i consumi di almeno il 3% sull’unità produttiva (oppure del 5% sul processo interessato), spingendo le imprese a integrare energia, automazione e controllo dei dati.
Per una serra fotovoltaica questo approccio è particolarmente interessante perché valorizza i progetti in cui struttura, impianto FV, eventuale accumulo, sensoristica, monitoraggio dei consumi e gestione dell’energia lavorano come un sistema unico.
In questo quadro – per esempio – il credito d’imposta poteva arrivare fino al 45% per investimenti fino a 10 milioni di euro, con ulteriori maggiorazioni legate all’impiego di moduli ad alta efficienza.
Il punto, quindi, non è solo produrre energia, ma usarla bene: ventilazione, irrigazione, schermature, climatizzazione e altri servizi della serra diventano tanto più efficienti quanto più il sistema è progettato per autoconsumare e ottimizzare l’energia disponibile.
È qui che la serra fotovoltaica smette di essere solo una struttura agricola e diventa una vera piattaforma di efficientamento energetico.
Una questione culturale (oltre che tecnica)
Le serre fotovoltaiche possono essere davvero profittevoli, ma solo se gestite con competenza e visione. Non esiste più il paradigma dell’investimento privo di rischio: il supporto pubblico continuerà, ma richiederà sempre più progettualità, coerenza e capacità di esecuzione.
È dunque vitale un cambio di approccio; meno dipendenza dagli incentivi, più capacità di costruire valore nel tempo.
Conclusione: profitto sì, ma coerente
Il messaggio finale è cristallino: il profitto esiste, ma va costruito.
Attraverso autoconsumo, valorizzazione dell’energia, efficienza agronomica e controllo digitale, le serre fotovoltaiche possono generare ROI concreti e duraturi. Ma tutto deve essere coerente, attraverso un dialogo fruttuoso:
- tra produzione agricola ed energetica
- tra modello di business e incentivi
- tra obiettivi economici e sostenibilità
Questa coerenza è fondamentale anche per creare fiducia nei sistemi finanziari e attrarre investimenti.
Nel magma del nostro presente la serra fotovoltaica è sempre di più un’infrastruttura strategica. E, se progettata correttamente, rappresenta una delle opportunità più solide per il futuro dell’agricoltura.